Acqua Bene Comune: la nostra avventura continua Con la spedizione di ieri mattina a Roma degli ultimi moduli certificati, si è chiusa la raccolta di firme sui tre quesiti referendari per la difesa dell’Acqua Bene Comune, diritto umano, da ogni tentativo di mercificazione.

I risultati sono stati importanti. Restando solo alla Lombardia, a fronte di un obiettivo di raccolta pari a 117.000 firme, si è arrivati a raccoglierne e certificarne 220.359! Alcune migliaia, su Milano, sono arrivate grazie al lavoro di Intervita e dei suoi volontari e al coordinamento con tutte le realtà territoriali attive sulla campagna.

È un risultato importante (sono numeri che fanno impallidire altre importanti campagne referendarie della storia del nostro Paese), che ci incoraggia a lavorare assiduamente anche sulle sfide che ci aspettano:

1. Consegnare a Roma il 19 luglio il totale di firme certificate, dando il più ampio risalto possibile all’iniziativa.
2. Collaborare alle iniziative che si terranno da ora a gennaio 2011, mese entro il quale è attesa la risposta della Consulta sull’ammissibilità dei 3 quesiti (che potrebbe anche esser non concessa a nessuno dei tre o solo a uno o due su tre).
3. Lavorare alla campagna per portare a votare almeno il 50% + 1 degli aventi diritto (per garantire il quorum) al referendum, che per legge dovrà tenersi entro giugno 2011.
4. Fare pressione affinché, sulla base dei risultati del referendum (che speriamo positivi), il Parlamento promulghi una legge coerente per la gestione del servizio idrico integrato in Italia.

Tutto questo con Intervita fra i protagonisti di una rete territoriale e di un movimento civile ampio e trasversale a difesa dei Beni Comuni, come non se ne vedevano in Italia da anni. Dipenderà anche da noi, rendere concreto e tangibile questo risultato.

Per togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.
Per restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.
Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.
Per conservarlo per le future generazioni.
Perché si scrive acqua ma si legge democrazia

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